domenica 18 dicembre 2011

Napoli-Tokio

Il Mattino

Tokio. Tutto è cominciato con Reginella: “Quando l’ho ascoltata per la prima volta sono rimasto colpito, stupefatto, è stato un momento emozionante”. Nel 1980 Jun Aoki, nato a Tokio, aveva 28 anni. Da qualche tempo studiava canto in Italia, lirica. Prima si era diplomato all’Accademia musicale della capitale giapponese. Ma in quell’attimo, l’attimo di Reginella, la sua vita prende una svolta. “Qualche giorno dopo trovo in un negozio un disco antologico della canzone napoletana. Decido di studiare chitarra per portare la tradizione napoletana nel mio Paese”. E, attenzione, traduce i testi in giapponese. Spesso li canta a strofe alternate, una partenopea e una nipponica.
L’effetto è surreale, ma c’è qualcosa di prodigioso in questo O sole mio bilingue proposto alla piccola folla assiepata nella bella sala della residenza dell’ambasciatore italiano a Tokio. Una serata dolce e non troppo umida inaugura le Giornate di incontro culturale intitolate “Tradizione e globalizzazione. Cristianesimo e Buddhismo di fronte alle sfide della modernità”. Poco prima del maestro Aoki una ventina di artisti si sono esibiti nelle musiche e danze di corte, chiamate gagaku, risalenti all’VIII secolo e riproposte con esattezza filologica. Abiti di una bellezza contundente, strumenti musicali mai visti da cui vengono estratti suoni di strabiliante contemporaneità. E’ l’omaggio che la comunità monastica del Monte Koya, centro del Buddhismo Shingon, vuole rendere agli amici venuti dall’Italia e ai tanti ospiti convenuti per invito dell’ambasciatore Vincenzo Petrone, che ha fortemente voluto e promosso le Giornate, inserendole tra gli eventi di primo piano della grande manifestazione autunnale “Italia in Giappone”. Ma come si è arrivati fin qui? La storia comincia nel 1987, quando nel corso di un viaggio in Giappone don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, incontra il reverendo Shodo Habukawa e altre figure di rilievo del Monte Koya. Ne nasce una amicizia profonda e intima, rinnovata ed estesa anno dopo anno dalle ripetute partecipazioni dei monaci al Meeting di Rimini, così che nemmeno la morte di don Giussani, nel 2005, la interrompe. Recentemente in un servizio trasmesso da Tv7 Habukawa ha affermato: “Don Giussani mi ha insegnato ad amare l’infinito” -questo per dire dell’intesa misteriosa e indissolubile che c’era tra quei due uomini così lontani. Nel tempo si è dipanata una storia italo-giapponese che ha coinvolto molte altre persone e che è arrivata i giorni nostri. Da tutto ciò prende le mosse l’iniziativa delle Giornate. Ad esse, articolate in varie sessioni, partecipano personalità di vari mondi ed estrazioni, che alla fine compongono un gruppo curioso e per nulla scontato: monaci buddhisti, religiosi italiani, responsabili del Meeting riminese, studiosi cristiani e letterati agnostici, e persino uno scultore giapponese della Sagrada Familia giunto da Barcellona (presente nella compagine anche il professore Giorgio Amitrano, preside all’Orientale di Napoli e specialista autorevole di lingua e letteratura giapponese). Ne verranno fuori dialoghi fantasmagorici e rutilanti di saperi filosofici e vibrazioni poetiche, avviati a Tokio e proseguiti poi nelle meravigliose cornici dei templi Shingon e Zen del Giappone centrale (come si vedrà in un prossimo articolo). Ora in questa magnifica residenza prospiciente un perfetto giardino giapponese dotato dell’immancabile ponticello , siamo ai prodromi del cammino. Saluti ufficiali, ringraziamenti, ricordi, clima festoso e sincero. E le canzoni nippo-partenopee del maestro Aoki allevato dai genitori nell’amore per la musica. “Il primo concerto di musica napoletana –racconta- è stato nel 1985, con l’impiego di due chitarre. E visto il successo ho continuato a fare un concerto ogni anno. Nel 1997 un recital dal titolo ‘L'Alba della canzone napoletana’ con musiche dal 1200 fino al 1700. Nel 2003 ‘Omaggio a Roberto Murolo’ per commemorare il cantante scomparso quell'anno”. Il maestro è stato tante volte a Napoli dove guida gruppi giapponesi perché facciano conoscenza della tradizione musicale, le bellezze dell’arte e naturalmente la cucina della nostra città; opera che continua alla tv giapponese NHK, dove cura una rubrica di cultura italiana. Nel 2005 Aoki ha ricevuto il riconoscimento dell’allora presidente Ciampi come Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Pur rimanendo fedeli all'originale le sue traduzioni sono facili da cantare e da ascoltare.  “Difficile dire quale canzone amo di più, ne ho tradotte oltre cento. Ma forse una canzone dolce come Te voglio bene assaie non esiste al mondo. E poi Funiculì Funiculà, Torna a Surriento…”. E’ sulle note di quest’ultima melodia che il volto del reverendo Habukawa si abbandona alla commozione. Lui e don Giussani la amavano moltissimo, al punto che in qualche occasione la intonavano insieme e che lo stesso monaco buddhista una volta ne ha accennata l’aria dal palco del Meeting di Rimini. Una passione profonda perché “questa canzone è l’idea stessa della malinconia, dello struggimento per qualcosa che c’era e che ancora si desidera” sottolinea. Don Giussani ne era talmente colpito che una sera con degli amici usò queste parole: “Immaginatevi, se tutti gli uomini cantassero Torna a Surriento e se tutti quelli che la cantano capissero che esprimono una malinconia che hanno anche gli altri, che hanno tutti, sulla terra sarebbe impossibile la guerra; ci sarebbe la pace”. Potenza di una canzone e potenza di due uomini che per tutta la vita hanno cercato di penetrare il segreto delle cose.

Il Mattino - 18 dicembre 2011