martedì 29 marzo 2011

Arlington

Il Mattino


Una mattinata fredda e ventosa investe il visitatore appena uscito alla luce dal buio della metropolitana. Una strada larga, pressoché deserta, e prati e siepi. Washington si stende alle spalle, superato il ponte sul Potomac. Da questo lato del fiume siamo in Virginia, ancora qualche minuto a piedi e si attraversa l’ingresso. Il cimitero nazionale di Arlington non è in cima alla classifica dei luoghi più frequentati d’America, circa quattro milioni di visitatori ogni anno, ma è impossibile voler capire qualcosa del Grande Paese senza passare di qui. L’idea stessa della patria viene forgiata su questa collina, funerale dopo funerale. Se ne celebrano un centinaio alla settimana, dal lunedi al venerdi: picchetti, marce solenni, il feretro avvolto nella bandiera, il saluto, il dolore composto di chi piange qualcuno che, se compie qui l’ultimo viaggio, riceverà per sempre lo stigma dell’eroe. Il protocollo è rigoroso e varia da un servizio “base” reso sul sito della tomba agli onori militari, i quali a loro volta si classificano da “standard” a “pieni”, con inclusione progressiva di plotone d’accompagnamento, scarica di fucili, banda musicale.